Iscriviti alla newsletter

    Chi preferisce un cv molto dettagliato, con le date, gli incarichi svolti e i lavori portati a compimento, lo trova su LinkedIn, qui voglio semplicemente raccontare quel che faccio e (un po’) di quel che ho fatto.

    Quel che faccio è assistere imprese, istituzioni, persone a realizzare i loro programmi, quando implicano un rapporto con l’opinione pubblica, o comunque con i comportamenti collettivi. Costruire un brand; capire e avere relazioni con l’opinione pubblica in quanto associazione o impresa; dialogare con platee di consumatori o di fan molto grandi; vendere una destinazione turistica; conquistare il consenso degli elettori; capire i gusti dei consumatori; valutare l’impatto economico o sociale di specifiche attività hanno in comune capire e lavorare con comportamenti di massa. Tutto questo lo faccio con Sociometrica di cui sono Amministratore Unico.

    La “cassetta degli attrezzi” che utilizzo è varia e numerosa: dalle indagini demoscopiche all’analisi semantica riferita al mondo digitale (social media, web reputation, ecc.); dai focus group alle interviste “socratiche”. Ogni obiettivo ha i suoi strumenti più adatti. Il mestiere di consulente strategico fondamentalmente è questo: capire gli obiettivi del soggetto, capire il mondo a cui si riferisce, proporre e condurre la strategia più adatta ad avere successo.

    Quel che ho fatto provo a sintetizzarlo.

    Partiamo dai titoli di tipo accademico: Laurea in Scienze Economiche e Sociali e Master Biennale In Economia dello Sviluppo al Centro di Specializzazioni e Ricerche di Portici (NA).

    L’esperienza di lavoro formativa l’ho avuta al Censis, da semplice ricercatore a Direttore di Ricerca, che mi ha permesso molte cose: a) capire l’Italia, perché ne ho vista tanta e spesso per ragioni di lavoro diverse tra loro, con interlocutori diversi e per clienti diversi; b) occuparmi di molti temi a un livello strategico, seguendo sempre l’idea che ogni cosa è specifica, particolare, unica, e insieme ogni cosa è sempre dentro un mondo più grande: tenere insieme questi due punti di vista è per me fondamentale; c) capire che ogni problema e ogni strategia d’uscita non sono mai racchiudibili entro una sola disciplina, l’economia o il marketing, l’analisi sociale o psicologica, ma un mix di discipline e tutto sta nello sceglier il blend giusto, oltre che lavorarci bene.

    Dopo l’esperienza al Censis ho fatto molte cose e in campi molto diversi tra loro: ho diretto il settore Hospitality Industry della Luiss Management, dove ho anche insegnato Marketing turistico, stessa disciplina che ho insegnato anche all’Università di Bolzano. Ho progettato le Scuole del Gambero Rosso alla Città del Gusto a Roma e mi sono occupato di management della ristorazione.

    In qualità di consulente strategico sugli investimenti nel campo dell’industria dell’ospitalità ho lavorato per Banca IMI e per Banca Finnat e prim’ancora con Invitalia, al momento con il nome di Sviluppo Italia.

    Ho un’esperienza manageriale diretta, avendo fatto per cinque anni il Direttore Generale dell’Agenzia del Turismo a Firenze, città dove ho anche fatto il Direttore delle Relazioni Internazionali al Comune. L’esperienza manageriale è continuata in ENIT, dove sono stato per tre anni Consigliere d’Amministrazione. Per due anni ho anche svolto il ruolo di Vice Presidente dell’ETC (European Travel Commission), l’associazione che riunisce le agenzie del turismo dei paesi europei.

    Sulla base dei lavori realizzati, delle letture compiute, della percezione della realtà economica e sociale o semplicemente seguendo le mie intuizioni scrivo sul Corriere della Sera e su Huffington Post sui temi della trasformazione digitale e dei comportamenti di massa, con l’intento di socializzare qualche risultato delle mie ricerche e dei miei studi.

    Molte cose, se non la gran parte, la devo al privilegio di aver avuto tre “maggiori” di grande qualità professionale e umana: Marcello Messori, mio relatore all’Università; Augusto Graziani, mio tutor e relatore al Master di specializzazione e Giuseppe De Rita nel resto del tempo. Come si scrive nella parte dei ringraziamenti di un libro, la responsabilità e gli errori sono comunque tutti miei.

    Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Continuando la navigazione su questo sito accetti che vengano utilizzati.