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    I leader agiscono, cioè organizzano, mobilitano, orientano la popolazione. Questo è quello che si dice dei leader. Ed è giusto. Quello che non si dice, è che i leader sono anche "agiti", cioè sono usati dalla popolazione per raggiungere certi obiettivi. È così che si spiega il declino, altrimenti impensabile, di alcuni leader di grande valore, di successo, e pure carismatici. Basta solo l'esempio di Churchill: aveva rinvigorito il sentimento dell'Inghilterra nell'"ora più buia", vinto la guerra, riaffermato i valori occidentali; eppure alle prime elezioni ha perso. Ingratitudine? Senz'altro sì, se usiamo i sentimenti; se invece usiamo un giudizio razionale, dovremo dire che ha perso perché aveva vinto, cioè ha perso per aver esaurito il suo compito. I leader agiscono, ma sono agiti. Così funziona.

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    Alcune cose non tornano indietro. Neppure se il governo giallo-verde dovesse fallire. Il voto di marzo è stato sconvolgente, radicale, conclusivo e, qualunque sarà l'evoluzione della congiuntura politica, il nuovo orizzonte, di idee, linguaggi, schemi mentali è destinato a restare; come nei cambiamenti tecnologici, non si torna mai indietro. Com'era ieri vivere senza telefoni digitali? Non era peggio, non era meglio: era un'altra cosa. Tradotto in politica cosa significa? Almeno tre punti fondamentali, vediamoli.

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