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    Scorrendo le pagine e le tabelle dell'ultimo Rapporto Censis, la cosa che colpisce di più, più ancora del "cattivismo" degli italiani, è la spietatezza dei numeri che ci inchiodano davanti ai problemi. La psiche di massa è fondamentale, e chi non la capisce oggi non può fare politica, né vendere prodotti. La psiche collettiva non è però il frutto autoreferente della psiche stessa, perché rispecchia situazioni oggettive, cioè la realtà. Viene in mente James Hillman, con il suo Cento anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio, che sosteneva come la psiche personale non sia staccata dal mondo esterno. Così noi, per capire le radici e le fondamenta del "cattivismo", dobbiamo capire la realtà che ci sta intorno.

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    Non ne sappiamo abbastanza. Il mondo ci ha trasformato sotto i nostri stessi occhi, ma stentiamo a capire il senso dei cambiamenti e le loro conseguenze. La digitalizzazione delle nostre vite ha cambiato il modo in cui si formano le idee e, soprattutto, si distribuiscono tra gli altri. Quelle politiche, innanzitutto. Non abbiamo una guida, una comprensione di come il mezzo (i social media) abbiano cambiato, per sempre, il messaggio. Siamo con gli occhi sgranati, stupiti e spesso indignati o rassegnati, ma senza capire l'essenza di quel che sta accadendo.

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    L'alleanza gialloverde è destinata a sciogliersi dopo le lezioni Europee o diventerà un'alleanza organica, compatta, unita? Siamo davanti a un nuovo bipolarismo tra populismo di destra e populismo di sinistra, o davanti ad una contrapposizione, ancora più originale, che vede populismo gialloverde da un lato e tutto il resto del mondo politico dall'altro?

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