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    Sovranità turistica

    Abbiamo un problema di sovranità turistica. L’affermazione può sembrare apocalittica, esagerata, o solo impropria, ma le cose stanno esattamente così: il nostro paese ha bisogno di riconquistare sovranità nel campo dell’ospitalità. Nel mentre siamo bloccati nei viaggi, alle prese con nuovi problemi (le multe inglesi per chi va all’estero, ecc.), ma anche con nuove speranze della vaccinazione di massa, è fondamentale porsi questo problema, perché saremo sì, di nuovo in pista, ma deboli in termini di potere decisionale.

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    Il consenso di Draghi e le nuove opzioni politiche

    Una riflessione sulla base di un’inchiesta di Format Research e Sociometrica svela che gli italiani non considerano l’ex banchiere centrale un tecnico, ma un fatto politico nuovo, diverso, con un’identità specifica: il 38% crede che abbia un’ispirazione di centro-destra; il 21% di centro-sinistra, ma la maggioranza relativa, 42%, ne vede un’ispirazione riformista. C’è anche un effetto Letta. Per leggere il sondaggio clicca qui.

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    Il turismo, un ministero e l’ambizione dei primi

    Il turismo ha un suo ministero. E per di più “con portafoglio”, quindi con capacità di spesa e bilancio autonomo. È quello che il “popolo del turismo” sognava, dopo l’improvvida cancellazione decretata dagli Italiani con il referendum del 1993. C’era già stata una sua reintroduzione nel Governo Berlusconi (2009), ma era “senza portafoglio”, perciò adesso il turismo ritorna all’origine, con i crismi istituzionali e la pari dignità dei ministeri più “pesanti”.

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