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    Nel turismo la destinazione è tutto

    Siamo dentro le incertezze della stagione estiva. Troppe cose non sono ancora al loro posto. Ancora non c’è la libera circolazione fra i paesi europei; ancora non sappiamo il reale stato emotivo rispetto al viaggio (come, dove, a quali condizioni, e con quale spirito); ancora non sappiamo se i protocolli alberghieri da camera iperbarica, saranno rispettati, e se renderanno impossibile il soggiorno.

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    Ma il plexiglass sa cos'è il turismo?

    L’epidemia ha colpito nel profondo la psiche collettiva. Abbiamo scoperto che, sotto certe condizioni, stare vicino a una persona può essere un pericolo; che più si è vicini e più è pericoloso; che il nemico è l’altro, l’altro di cui non sappiamo nulla, che diventa pericoloso proprio per la sua invisibilità. Non abbiamo modo di capirlo quando e quanto ci sia nemico. Ci appare nemico chiunque, perché non esiste nessuno che non sia un pericolo. Il concetto di asintomatico ha ferito la psiche più del virus.

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    La leadership al tempo del potere della folla

    Come si guida una società emotiva? O meglio: come si comunica quando il “potere” è il “potere della folla”? Come si esercita una leadership quando il consenso (o l’ascolto) si ottiene solo attraverso una “followship”, cioè rilanciando l’emozione che parte dal basso? Bel problema sia per chi fa politica, ma anche per chi fa marketing aziendale. Abituati alla solitudine e alla sicurezza di chi ha il prodotto e perciò controlla anche la comunicazione, scegliendo di cosa parlare, di quali caratteristiche esaltare e quale “value proposition” presentare, si trova d’improvviso a fare i conti con una popolazione, una “audience” che non vuole più “ricevere” messaggi, ma li vuole dare.

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